La prova al contatore
A utenze chiuse il contatore continuava ad avanzare in modo costante. Le prove hanno isolato il tratto critico: la condotta esterna, non l'impianto di casa.
Provincia di Padova
Dentro casa nessuna macchia, nessun rubinetto che gocciola. L'acqua si perdeva prima, nel tubo interrato che attraversa il cortile.
Una perdita sotto il ghiaino non lascia tracce: l'acqua scende nel terreno e la superficie resta asciutta. L'unico segnale era il contatore, che continuava ad avanzare anche con tutto chiuso. Il tubo interrato corre per metri fra il pozzetto stradale e la casa: scavare a tentativi vuol dire aprire mezzo cortile.
Prima si è ristretto il campo. Con una sequenza di chiusure e aperture della saracinesca si è verificato quale tratto perdeva: era quello esterno, fra il contatore e il fabbricato. Poi il gas tracciante è stato immesso nella tubazione da un rubinetto esterno e i sensori hanno percorso tutte le superfici attorno alla casa, finché il gas è affiorato in una fascia precisa del cortile.
A utenze chiuse il contatore continuava ad avanzare in modo costante. Le prove hanno isolato il tratto critico: la condotta esterna, non l'impianto di casa.
Il gas è stato immesso nella rete da un rubinetto esterno, senza smontare nulla: segue il tubo e risale dove l'acqua esce.
Uscite di gas abbondanti lungo una fascia di ghiaino compresa fra un pozzetto d'ispezione e il marciapiede.
Alcuni piccoli fori nel terreno hanno favorito la risalita del gas: il segnale si concentra nella parte centrale della fascia.
Quando il contatore gira e non si vede acqua, la perdita va cercata lungo il tubo, non nelle macchie. Restringere prima il tratto, poi il punto: così lo scavo parte da un pozzetto e si ferma presto.
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